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| Prof. Orfilio Pelaez, Prof. Massimo Lombardi
ed una parte dell'equipe dell'Istituto cubano nel quale il Prof. Lombardi
si è specializzato nella cura della retinite pigmentosa, morbo
di Stargardt e trattamento delle retinopatie ischemizzanti. |
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· La Malattia
La Retinite Pigmentosa è una malattia degenerativa che colpisce le
cellule fotorecettrici della retina (i coni ed i bastoncelli) uccidendole
lentamente. In questo modo la capacità visiva del soggetto colpito
viene progressivamente ridotta, fino a giungere in molti casi alla completa
cecità. Le cause che determinano questa infermità sono ancora
sconosciute e di conseguenza non esiste alcuna cura per i malati. L'unica
informazione certa di cui gli scienziati dispongono è l'origine genetica
della Retinite Pigmentosa, la quale viene trasmessa ereditariamente, di
generazione in generazione, seguendo meccanismi ormai noti ai genetisti.
Nel caso di matrimonio con una persona colpita da Retinite Pigmentosa, è
quindi indispensabile ricorrere ad approfonditi esami genetici per poter
quantificare i rischi di trasmissione della malattia.
· I Sintomi
I principali sintomi che possono indurre il medico a sospettare di trovarsi
di fronte ad un caso di Retinite Pigmentosa sono essenzialmente due:
Cecità Crepuscolare e Notturna
Cioè la difficoltà a vedere in condizioni di scarsa illuminazione
(muoversi e guidare di sera o di notte) o problemi di adattamento nel passare
dagli ambienti illuminati a quelli oscuri (entrare in una sala cinematografica
buia). Questo fenomeno è dovuto al fatto che, almeno per la maggior
parte dei casi, la malattia nelle prime fasi dello sviluppo aggredisce prevalentemente
i bastoncelli.
Restringimento del Campo Visivo
Si manifesta con la difficoltà nel percepire gli oggetti posti lateralmente,
oppure con l'inciampare nei gradini o negli ostacoli bassi. Per farvi un'idea
del disagio a cui il malato va incontro, potete immaginare di vedere costantemente
il mondo da uno spioncino o dal buco della serratura. L'alterazione del
campo visivo è progressiva e può giungere ad interessare anche
la parte centrale dell'occhio, con perdita del visus. La velocità
di progressione della malattia e l'età di comparsa dei sintomi variano
in relazione a molti fattori tra cui il modello di trasmissione genetico.
· La Diffusione
La Retinite Pigmentosa, secondo le statistiche in ternazionali, colpisce
circa una persona su 4.000 sane, però la sua diffusione è
ancor più nelle isole, nelle valli ed in tutte quelle comunità
ove siano frequenti i matrimoni tra consanguinei. Molto spesso essa compare
tra la pubertà e l'età matura, ma non sono assolutamente rari
gli esempi di bambini colpiti nella prima infanzia.
· Il Decorso
Il decorso della malattia ha una durata estremamente variabile ma è
comunque sempre progressivo ed invalidante. Nella maggioranza dei casi i
sintomi precedentemente descritti si aggravano, il campo visivo si restringe
sempre di più fino a chiudersi completamente. Compaiono poi altri
disturbi come l'abbagliamento, l'incapacità di distinguere i colori,
ed una particolare forma di cataratta. L'esito finale è purtroppo
in molti casi la cecità assoluta.
Cos'é
la Retinite Pigmentosa?
La retina è un organo situato nella parte posteriore dell'occhio,
che essendo sensibile alla luce come una pellicola fotografica, recepisce
e compone le immagini visive trasmettendole successivamente al cervello.
Con il termine di Retinite Pigmentosa (RP) si intende una serie di degenerazioni
retiniche eredofamiliari differenti fra loro, che hanno in comune un processo
degenerativo evolutivo, geneticamente determinato che provoca una scarsa
efficienza del recettore retinico (coni e bastoncelli).
L'RP (una delle principali cause dell'Ipovisione) é una patologia
della retina che comporta un progressivo deterioramento del sistema visivo
e che in molti casi, soprattutto negli individui anziani, porta alla completa
cecità.
La denominazione della malattia dipende dalla caratteristica deposizione
intraretinica di pigmento a livello della retina medio-periferica e attorno
le reti capillari (all'esame oculistico si possono notare caratteristiche
macchie scure di pigmento e un restringimento dei vasi sanguigni che irrorano
la retina).
Nella maggioranza dei casi colpisce entrambi gli occhi; anche se in modo
asimmetrico. Nell'RP propriamente detta, sono colpiti i fotorecettori
periferici della retina, quelli cioè deputati alla percezione del
campo visivo attorno a noi e responsabili della capacità visiva
notturna. Tuttavia possono essere attaccati anche i fotorecettori della
retina centrale, deputati alla visione diurna (i cosiddetti 10/10).
Allo stato attuale la ricerca scientifica non é in grado di fornire
cure idonee a bloccarne il decorso, sebbene da alcuni anni siano state
sviluppate terapie in grado di rallentarne sensibilmente gli effetti.
L'RP si può presentare in numerose varianti cliniche (i ricercatori
ne individuano fino ad 800 forme diverse fra loro) per parametri morfologici
e funzionali. Oltre che in forma pura, la retinite pigmentosa si può
riscontrare anche associata ad altre anomalie di carattere sistemico,
molto più invalidanti, come ad esempio la Sindrome di Usher (caratterizzata
da danno congenito del sistema uditivo neurosensoriale e disturbo della
parola), la Sindrome di Lawrence-Moon-Bardet-Biedl (associata ad obesità,
ritardo mentale e ipogonadismo), la Sindrome di Refsum, la Sindrome di
Wolfram, ecc.
E' una malattia progressiva, altamente invalidante (é considerata
malattia sociale dal 1985), anche nelle fasi molto precoci, e pertanto
di notevole rilevanza sociale: l'incidenza é di circa 1 affetto
ogni 3-4000 individui (i valori aumentano all'interno di realtà
geograficamente circoscritte come la Sicilia o la Sardegna, dove sono
più frequenti i matrimoni fra consanguinei).
I principali sintomi che possono indurre il medico a sospettare di trovarsi
di fronte ad un caso di retinite pigmentosa sono due:
- CECITÀ CREPUSCOLARE E NOTTURNA
Difficoltà a muoversi ed a guidare di sera e di notte o comunque
gravi problemi di adattamento nei passaggi da ambienti illuminati ad altri
oscuri.
- RESTRINGIMENTO DEL CAMPO VISIVO
Si manifesta con la non visione di oggetti posti lateralmente oppure con
l'inciampare nei gradini od in ostacoli bassi, ecc.
La retinite pigmentosa è una malattia principalmente di origine
genetica. Per molte persone sorgono quindi spontanee alcune domande:
- a cosa serve per il paziente conoscere quale è il gene coinvolto
dalla mutazione che gli ha causato la sua R.P.?
- quali sono i meccanismi di trasmissione della malattia?
Qui di seguito cercheremo di dare delle risposte a queste domande.
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| Il Prof. Lombardi ed il Prof. Orfilio
Pelaez in sala operatoria |
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Per una
malattia come la R.P. che attualmente non ha una terapia medica di riconosciuta
efficacia, è invece possibile, in casi selezionati, utilizzare
la tecnica di rivascolarizzazione
ideata e realizzata dal compianto Prof. O. Pelaez di Cuba e che noi applichiamo
da oltre 5 anni.
Verrà obbiettato, che conoscerne le cause non porterà comunque
ad un ripristino delle funzioni visive sino a quel momento compromesse
e quindi ad una soluzione del problema.
Questa affermazione potrebbe corrispondere ad una realtà, se non
si ponesse una dovuta attenzione e approfondimento al problema ed alle
sue implicazioni. Stabilire il tipo di mutazione può contribuire
a migliorare la qualità della vita del paziente, ma andiamo con
ordine:
- la conoscenza del tipo di ereditarietà, darà la possibilità
di fare previsioni, per le future generazioni della famiglia del paziente,
e quindi da parte dello stesso poter fare delle scelte consapevoli e secondo
i propri valori etici.
- individuata la mutazione si potrà conoscere la situazione familiare,
e quindi determinare ancora prima dell'insorgenza dei sintomi, se un componente
della famiglia si ammalerà. In caso affermativo, si potranno eliminare
quei comportamenti notoriamente a rischio per le persone affette da R.P.
quali l'esposizione ai raggi solari degli occhi senza protezione, il fumo
ecc. comportamenti che accelerano l'avanzare della malattia. Inoltre potrà
essere motivo di attenta e consapevole riflessione per le scelte future
della professione da svolgere.
- Le conoscenze del tipo di trasmissione e/o l'individuazione della mutazione
potrà in alcuni casi permettere una correlazione tra il difetto
trasmesso e l'aspetto clinico della malattia, così da poter formulare
una prognosi con maggior precisione.
- se consideriamo inoltre, gli impegni attuali della ricerca volti verso
la terapia genica, ed esaminiamo l'eterogeneità delle varie manifestazioni
di RP, risulterà di estrema importanza conoscere la mutazione di
cui è affetto il singolo. Questa conoscenza darà la possibilità
nel futuro di usufruire della terapia appena essa sarà disponibile.
Un'ultima
riflessione và inoltre rivolta ai fini dell'utilità nei
confronti della ricerca, cui i pazienti possono contribuire. Negli istituti,
ove viene espressamente richiesto, mettere a disposizione un prelievo
di sangue, può aiutare a capire per i ricercatori le differenze
tra le funzioni genetiche normali e quelle alterate, e di conseguenza
aprire nuove strade per eventuali terapie.
Viste le
ragioni dell'utilità delle indagini genetiche, vediamo ora quali
sono ora i meccanismi della trasmissione.
Le malattie genetiche sono causate da un'alterazione del patrimonio genetico;
questa alterazione solitamente è stata trasmessa dai genitori,
o ci si può trovare di fronte ad una nuova mutazione che colpisce
quell'individuo. In questo ultimo caso l'individuo si ammalerà
e poiché anche in questa circostanza la mutazione ha interessato
il suo patrimonio genetico germinale, potrà trasmettere alla sua
progenie la malattia.
Le malattie genetiche possono suddividersi in malattie dovute all'alterazione
di un solo gene, definite monogeniche o mendeliane, oppure all'alterazione
di più geni che concorrono al manifestarsi della malattia dette
poligeniche, all'alterazione del numero o della struttura dei cromosomi
definite cromosomiche, dovute al concorrere di più geni e a fattori
ambientali definite multifattoriali, vi è infine una categoria
a parte denominata mitocondriali.
Le alterazioni cromosomiche, le malattie multifattoriali e mitocondriali,
pur riguardando alcune malattie degli occhi, non hanno una rilevanza significativa
per quanto riguarda la retinite pigmentosa.
Prima di
addentrarci nei modelli di trasmissione, occorre fare una premessa per
quanto riguarda il patrimonio genetico dell'individuo.
Nell'uomo, il nucleo di ogni singola cellula, contiene 46 cromosomi organizzati
in 23 coppie. Di ogni coppia un cromosoma è ereditato dal padre
e uno dalla madre. Nelle femmine la 23°esima coppia contiene due cromosomi
simili indicati come (XX), mentre nei maschi la 23° esima coppia differisce
per avere un cromosoma X e uno detto Y. Questo definisce la 23°esima
coppia come quella del sesso, mentre le altre ventidue costituiscono i
cromosomi autosomici.
Ogni cromosoma è formato da moltissime unità dette geni,
ciascuno dei quali contiene l'informazione per un solo carattere ereditario.
Entrambi i cromosomi di una coppia, hanno in ogni loro punto (locus),
una coppia di geni che esprimono la stessa proprietà (servono alla
stessa funzione), che prendono il nome di alleli. Questi alleli possono
essere identici e quindi per quel gene l'individuo è definito omozigote
oppure differire e quindi essere definito eterozigote.
Trasmissione mendeliana:
Così come per tutte le malattie, anche per la retinite pigmentosa,
la trasmissione quando avviene secondo le leggi mendeliane, si manifesta
attraverso tre modelli: autosomica dominante, autosomica recessiva, e
legata al sesso (X- Linked).
R.P. ereditata
attraverso trasmissione autosomica dominante:
Nelle forme dominanti è sufficiente la mutazione di uno solo dei
due alleli per provocare la malattia. Ciò significa che il gene
mutato che forma la coppia (alleli, ereditati uno dal padre e uno dalla
madre) e adibito a quella determinata funzione, domina sull'allele normale
il quale per quanto riguarda la funzione resta silente (non riesce ad
esprimersi).
Questa forma di trasmissione è determinata quindi in casi in cui
i due alleli sono differenti (individuo eterozigote). Questo individuo
ammalato, quando avrà un discendente gli trasmetterà, o
l'allele sano o quello mutato. Ne consegue che per il discendente vi sarà
il 50% delle probabilità di essere sano e il 50% di essere a sua
volta ammalato.
Resta da aggiungere che in linea di massima il decorso della malattia
R.P. nelle forme dominanti risulta con un'insorgenza tardiva e la progressione
risulta più lenta e fortunatamente con scarse possibilità
di giungere alla totale cecità.
Risulta inoltre avere un decorso abbastanza simile tra gli individui della
stessa famiglia, essendo la mutazione provocata dalle stesso gene.
R.P. ereditata attraverso trasmissione autosomica recessiva:
Nel caso delle forme recessive, perché la malattia si esprima devono
essere mutati entrambi gli alleli: la presenza di un allele normale è
sufficiente a garantire la funzione. Quindi questa forma di trasmissione
è determinata quando sono presenti i due alleli mutati (individuo
omozigote).
Nel caso in cui, vi sia l'unione di due individui portatori cioè
non distinguibili da due soggetti sani, il discendente avrà la
possibilità di ricevere sia l'allele sano che quello ammalato da
uno dei due genitori o da entrambi. Si verificheranno le seguenti probabilità
nei confronti dell' insorgenza della malattia: 25% sano, 25% ammalato,
50% portatore sano.
L'individuo ammalato, quando avrà a sua volta un discendente, gli
trasmetterà necessariamente un allele mutato. Perché la
mutazione si esprima nel discendente, necessita però che anche
l'altro genitore abbia un allele mutato cosa improbabile.
Se l'altro genitore è come più probabile completamente sano,
il discendente sarà portatore sano al 100%.
Per quanto riguarda l'insorgenza della malattia, nelle forme recessive
generalmente essa si esprime in età più precoce rispetto
alle forme dominanti, e con decorso variabile.
R.P. ereditata attraverso trasmissione legata al sesso (X- Linked):
La stessa regola che abbiamo visto nei casi precedenti di dominante e
recessiva, vale anche per questo caso, bisogna però considerare
che per quanto riguarda l'individuo maschio esso è dotato di un
solo cromosoma X, questa situazione pone la condizione in cui anche una
mutazione di tipo recessivo su questo cromosoma nell'individuo maschio
si esprime (emizigote). Mentre per quanto riguarda la femmina la presenza
di un solo gene con mutazione recessiva, non provoca la malattia.
Da questa situazione ne consegue che la malattia viene trasmessa in via
del tutto principale dalla madre ai figli maschi i quali se la madre ha
solo un gene mutato i figli maschi avranno il 50% di probabilità
di essere ammalati.
Naturalmente non sarà mai trasmessa dal padre malato al figlio
maschio.
Trasmissione poligenica:
Abbiamo parlato in precedenza del significato di trasmissione poligenica
ovvero che essa è determinata dalla mutazione di più di
un gene. Sino ad alcuni anni fa non era stato possibile dimostrare che
questo tipo di trasmissione per la R.P. fosse responsabile della malattia.
Recentemente su alcune famiglie con un quadro clinico particolare, si
è invece stabilito che alcune forme di R.P. sono causate da questo
tipo mutazione.
I ricercatori hanno stabilito che in linea di massima essa si presenta
come per le forme dominanti, ma dovendo essere coinvolto più di
un gene per esprimere la malattia, non rispecchia le percentuali di probabilità
di trasmissione tra le varie generazioni. Sovente quindi negli individui
della stessa famiglia non si trovano le mutazioni in tutti quei geni che
dovrebbero essere coinvolti, questo fortunatamente porta ad avere una
percentuale inferiore delle persone ammalate, a quella del 50% relativa
alle dominanti.
Prima di concludere occorre soffermarci su quelle forme che a prima analisi
vengono definite "sporadiche".
Bisogna porre attenzione che nelle forme sporadiche la malattia è
acquisita durante la vita per una mutazione dovuta a fattori esterni e
che interessa solo gli occhi. Questa forma colpisce l'individuo, ma non
i suoi discendenti.
In alcuni casi però l'individuo può presentare la malattia
per un difetto genetico dovuto ad una nuova mutazione che ha interessato
per primo lui, e quindi le generazioni future rispecchieranno, per quanto
riguarda la trasmissione ereditaria le condizioni che abbiamo visto in
precedenza. In questo caso ovviamente la forma non può essere considerata
sporadica.
In ultima analisi, all'individuo in esame, e questo succede sovente data
la scarsità di elementi, non si può attribuire con la dovuta
certezza quale dei modelli visti in precedenza è quello che lo
coinvolge.
L'assoluta certezza della diagnosi in molti casi si potrà avere
solamente quando si sarà individuato attraverso la genetica molecolare,
quale è il gene mutato.
Come tutte le malattie, quando sussiste l'ereditarietà, anche la
Retinite Pigmentosa è causata da "errori" (mutazioni)
nel "materiale genetico" (geni), costituito da DNA. L'indagine
genetica si propone di ricercare il modello di trasmissione della malattia
e identificare il gene mutato responsabile della stessa, e poter così
inoltre correlare le diverse forme cliniche con le diverse mutazioni identificate.
La conoscenza delle specifiche mutazioni, quali causa della malattia,
sono il primo passo per eventuali future strategie terapeutiche e farmacologiche
o per l'applicazione di un'eventuale terapia genica. Tali correlazioni
inoltre possono portare ad una più precisa prognosi. L'indagine
genetica si esplica attraverso la consulenza e la genetica molecolare.
La consulenza genetica
Permette con uno a più colloqui di poter ricercare attraverso un'indagine
familiare del soggetto malato il modello di trasmissione della sua malattia,
inoltre di fornirgli spiegazioni sui rischi di trasmissione per le sue
future generazioni.
La genetica molecolare
Attraverso un semplice prelievo di sangue, ma con successive complesse
indagini di laboratorio che iniziano con l'estrazione del DNA, viene effettuata
la ricerca del gene mutato che è causa della malattia nell'individuo
affetto. Attualmente sono stati identificati 9 geni ciascuno dei quali
se mutato causa RP. Inoltre sono stati individuati uno svariato numero
di loci cromosomici che risultano essere in associazione con la malattia.
* Vorremmo chiarire con un semplice esempio due aspetti che riguardano
le mutazioni di geni che causano la RP.
Primo: dire "basta la mutazione di un solo gene " non significa
che esiste un solo gene responsabile della RP. Ce ne sono diversi, ma
basta che uno non funzioni perché si verifichi la malattia. Come
in un'auto, che si può fermare (malattia) perché non funziona
un pistone (un gene), o il carburatore (un altro gene), o il cambio (un
terzo gene). Cioè basta un solo guasto (malattia) per fermarla,
ma il pezzo (il gene) che si può guastare può essere diverso.
Secondo: lo stesso gene può andare soggetto a mutazioni che risultano
diverse in famiglie diverse: per ritornare al paragone automobilistico,
il cambio (un gene) si può guastare perché non entra la
prima, oppure la seconda o la terza e così via: il gene coinvolto
è sempre lo stesso (il cambio) ma il risultato può essere
diverso a seconda se viene mutata una zona o un'altra dello stesso gene.
Sebbene l'identificazione della Retinite Pigmentosa risalga alla metà
circa del secolo scorso, ben pochi progressi concreti sono stati compiuti
fino a d oggi, sia sul fronte delle cure possibili, sia su quello, altrettanto
importante, della comprensione delle cause che la determinano e che ne
regolano il decorso.
Attualmente i filoni più promettenti della ricerca sono:
La Genetica
Si propone di identificare il gene od i geni responsabili della malattia,
per poter eventualmente in futuro formulare terapie farmacologiche ointervenire
in seguito con le moderne tecniche dell'ingegneria genetica.
Fattori di crescita
Sono emersi vari studi su sostanze che intervengono sui fattori di crescita
che interessano le cellule e la loro vitalità. Si stanno eseguendo
test con alcune di queste sostanze su animali attraverso iniezioni oculari,
con la prospettiva di applicazioni a breve-medio termine sull'uomo.
Ricerche in immunologia
Si prefigge di verificare alcune teorie che ipotizzerebbero una alterazione
del sistema immunologico alla base della malattia.
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